Con il termine “demenza” si intende un patologia cronico-degenerativa, più o meno rapida, caratterizzata da disturbi a livello cognitivo e comportamentale. Tali difficoltà hanno importante impatto nella vita di tutti i giorni, nello svolgimento delle abilità di vita quotidiana (lavarsi, vestirsi, programmare le attività), e nell’utilizzo degli oggetti (uso del denaro, delle posate…).

Tutto questo porta a un progressivo impoverimento in cui il soggetto è gradualmente più dipendente dagli altri.

 

Ma le demenze sono tutte uguali?

Sotto l’etichetta comune di “demenza” normalmente ricadono molte patologie che hanno caratteristiche specifiche.

Possiamo pensare a questo termine come una sorta di ombrello o calderone, all’interno del quale vi sono forme specifiche della patologia.

Da un punto di vista clinico, infatti, possiamo fare una distinzione tra le demenze di tipo

  • corticali: tra cui la più conosciuta è la Demenza di tipo Alzheimer che colpisce soprattutto le aree corticali del nostro cervello:
  • sottocorticali: tra cui la più conosciuta è la Malattia di Parkinson che colpisce invece aree più motorie con un progressivo rallentamento motorio e alterazioni caratteriali tra cui depressione e apatia e successivamente il coinvolgimento cognitivo.

Tuttavia per una migliore distinzione, è più appropriato una diagnosi che prende in considerazione l’esordio e la progressione della malattia nonché possibili cause che possono aver contribuito (eziopatogenesi). Da questo punto di vista, volendo semplificare le diverse classificazioni, possiamo considerare tre tipi differenti di demenza: le demenze reversibili, vascolari e degenerative.

 

Demenze reversibili

Ebbene si! Esistono forme patologiche di demenza che sono reversibili, ovvero guariscono se viene corretta la causa che le ha generate. Tra queste vi sono gravi forme di metaboliche dovute a carenza di Vitamina B12, patologie tiroidee o di difficoltà epatiche/renali. Altre forme includono patologie neoplastiche, infezioni o infiammazioni cerebrali che portano come patologia secondaria difficoltà cognitive riconducibili a demenza o l’idrocefalo normoteso. Infine, rientra in questa categoria la pseudo-demenza depressiva.

Quest’ultima forma merita un approfondimento specifico.

Pseudo-demenza depressiva

La pseudo-demenza depressiva si caratterizza per una crescente manifestazione di sintomi cognitivi che coinvolgono diverse sfere cognitive come memoria ed orientamento, funzioni esecutive, attenzione e concentrazione nonché il linguaggio e che erroneamente possono essere interpretati come un decadimento cognitivo. Tuttavia, quando viene curato l’episodio depressivo, i disturbi cognitivi scompaiono completamente. È necessaria però una accurata diagnosi differenziale, poiché soprattutto nei pazienti più anziani, la comparsa di disturbi dell’umore può essere un prodromo (ovvero uno dei campanelli di allarme) di forme dementigene irreversibili.

Come può essere fatta una corretta diagnosi differenziale? La corretta diagnosi deve essere fatta da personale medico. Negli ultimi anni si è lavorato molto per creare linee guida che possano aiutare nella distinzione dei due quadri patologici.

I più interessanti per la loro facilità di applicazione e economicità risultano quelli che sottolineano l’importanza di definizione di criteri clinici.

Nella pseudodemenza depressiva, infatti, in anamnesi troviamo positivo riscontro per precedenti episodi depressivi e nell’attualità vi è una descrizione accurata dell’episodio attuale. La manifestazione del quadro è costante e non peggiora la notte, l’umore deflesso è costante e non vi sono alterazioni di stato emotivo. È alta poi la consapevolezza dei propri deficit e la presenza di sintomi vegetativi.

Al contrario, nelle forme dementigene, vi è la tendenza a un umore deflesso ma non con fluttuazioni durante la giornata, fino a un peggioramento notturno. I deficit cognitivi sono spesso non riconosciuti o minimizzati (anosognosia), e vi è la tendenza a fornire scuse incongrue per questi.

 

Demenze Vascolari

Le demenze di tipo vascolari sono patologie che insorgono a seguito di danni all’apparato circolatorio cerebrale.

Tali danni possono essere causati da una sofferenza vascolare dovuta ad esempio a piccole lesioni ripetute (tia) oppure a problematiche vascolari più importanti (da emorragia o da occlusione) che possono causare veri e propri danni in alcune porzioni cerebrali (ictus). La metodologia di indagine è quella dell’esame neuroradiologico (l’imaging a risonanza magnetica), affiancato da un esame neurologico e da un approfondimento neuropsicologico.

Non tutti i danni vascolari portano necessariamente a demenza. L’insorgenza di questa patologia solitamente è improvviso (dovuto all’evento cerebrale) e si caratterizza per un andamento a gradini. La diagnosi puntuale e l’intervento tempestivo riabilitativo sono i principali alleati.

Demenze Degenerative

Le demenze degenerative sono invece quelle forme dementigene dovute a una patologia che progressivamente porta a difficoltà maggiori a livello cognitivo, interferendo con le sfere della vita quotidiana e/o lavorativa. A queste problematiche spesso si affiancano disturbi di natura comportamentale, affettiva e vegetativa.

Tra le forme più conosciute di demenze degenerative vi è la Malattia di tipo Alzheimer, la Demenza Fronto-Temporale, la Malattia di Parkinson con demenza, e la Demenza a Corpi di Lewy.

La diagnosi naturalmente è di carattere medico (valutazione neurologica e neuropsicologica) e le metodologie di indagine strumentale più indicate sono le imaging (RMN-encefalo e PET a seconda del sospetto patologico).

 

Riferimenti bibliografici

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